Movimento

Attività motoria, Esercizi fisici, Sport

C’è una larga concordanza fra neurologi e neuroriabilitatori sulla utilità di interventi adiuvanti di affiancamento alla terapia farmacologica, in particolare l’attività motoria costante e l’esercizio fisico, che possono arrecare grandi benefici sia per il mantenimento delle funzionalità ancora presenti e per la prevenzione di complicanze sia per mantenere una buona qualità della vita. Inoltre l’esercizio fisico, quando viene fatto in gruppo, offre una preziosa opportunità di socializzazione. Ricordiamo che isolamento, sedentarietà e depressione costituiscono grandi ostacoli nella gestione del Parkinson.

Fin dalle fasi inziali della malattia, è consigliabile incontrare un fisioterapista o un fisiatra, un medico riabilitatore, un medico dello sport, per una valutazione delle condizioni personali e per ricevere indicazioni sugli esercizi più adatti: un vero e proprio programma di attività moria e esercizi fisici da seguire con consapevolezza e determinazione.

In ogni caso, è fondamentale che il malato, fin dal momento della diagnosi, abbia un suo programma di esercizi motori, da praticare con continuità, possibilmente con intensità, sia in gruppo sia individualmente, outdoor e/o al proprio domicilio.

Non si raccomanderà mai abbastanza una camminata quotidiana di almeno 3o minuti, possibilmente a passo sostenuto, compatibilmente con le possibilità personali.

Sono molto utili tutte le disciplina sportive, soprattutto aerobiche, che il malato praticava prima della diagnosi. Fra le attività motorie più indicate (e su cui sono stati fatti studi clinici) troviamo

Attività Fisica Adattata specifica per il Parkinson (AFAs o AFA ad Alta Disabilità) (link pagina),

Attività Fisica Adattata (AFA)

Biodanza

Danzaterapia e Danza

Tango

Yoga

Pilates

Thai Chi

Camminata nordica (Nordic walking)

Nuoto e Idrokinesiterapia

Ginnastica Posturale

Bicicletta

Pugilato, in particolare Rock Steady Boxing.

Molto consigliato l’esercizio con il tapis roulant. Come pure la musicoterapia e il canto corale.

Ma per il malato di Parkinson la pratica motoria, di per sé, non basta. Occorre che gradatamente acquisisca la consapevolezza del movimento, la percezione dell’atto motorio che va compiendo. L’obiettivo di fondo è la qualità del gesto motorio, la percezione della dinamica del movimento.

Per raggiungere questo obiettivo è importante imparare a conoscere alcune tecniche mentali di base, da praticare sia come modalità di esecuzione degli atti motori (concentrazione, visualizzazione, percezione del corpo e del movimento, segmentazione mentale degli atti motori, action observation, eventualmente uso di cues cioè stimoli uditivi e/o visivi, ecc.) sia come tecniche finalizzate allo sviluppo di processi di resilienza (capacità di far fronte a situazioni stressanti). Particolare importanza rivestono le tecniche di respirazione e di rilassamento.

In generale, è consigliabile “assaggiare” ad una ad una queste discipline per scoprire qual è quella a noi più congegnale e quella che ci reca i maggiori benefici. Ed eventualmente praticarle a rotazione. L’importante è la costanza e la continuità, senza periodi di “riposo”! Noi riposiamo, ma in Parkinson NO! Lui non si ferma, continua la sua marcia! E quindi noi dobbiamo prendere le contromisure: sempre all’erta!

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